Il mondo non sarebbe quindi dato come struttura ordinata originaria ma come processo di organizzazione di differenze a partire da una base non strutturata in senso assoluto, cioè non già articolata in oggetti stabili. La natura, intesa come insieme dei processi reali indipendenti dalla loro organizzazione concettuale, può essere descritta non come ordine originario ma come produzione continua di differenze non simmetriche, cioè di Disparità. In questo senso, la Disparità non è un “difetto” rispetto a un ordine ideale ma la condizione stessa della possibilità di qualunque struttura stabile. L’ordine non precede la disparità ma emerge come sua stabilizzazione sempre parziale.
Questo non vuol dire allora che la matematica (ad esempio il codice 01 e le sue combinazioni) sia la base della natura: la matematica è solo una forma di compressione simbolica delle regolarità che emergono all’interno della natura. Ciò che chiamiamo “dato” non è un elemento primigenio ma il risultato di una precedente operazione di selezione e stabilizzazione operata all’interno del pensiero e del linguaggio. Ne segue che la natura non può essere ridotta a un insieme di dati, così come non può essere ricostruita a partire da essi: i dati sono solo una proiezione parziale e già organizzata di un più ampio processo precedente. Posso avere cognizione di essere e non essere senza alcun tipo di percezione esterna e insegnamento, ma 0 e 1 mi devono essere insegnati e io devo sapere esprimerli.
La filosofia moderna può essere letta come una serie di diversi tentativi di chiarire questo rapporto tra esperienza e strutture concettuali: va trattata come un mappamondo e non una prescrizione.
Di Risorse Rosse
Questo lavoro si inserisce in una personale ricerca della possibilità della realtà e della conoscenza. Sono stato cresciuto con un’educazione e una sensibilità cristiano cattolica in una comunità che è stata accogliente e coerente con gli insegnamenti di Gesù, anche se mi sono allontanato con il tempo dalla religione per l’utilizzo ingannevole che ho visto fare della stessa in innumerevoli casi, per le varie contraddizioni interne alla maggioranza di esse, per l’adozione di un pensiero materialista dialettico e per non dover vivere con il timore della punizione eterna. Lo scritto non propone una nuova metafisica assoluta; al contrario, tenta di ridurre le pretese della stessa al minimo necessario. Se il materialismo dialettico descrive il movimento storico e relazionale dell’Universo, io mi interrogo sulle condizioni minime che rendono possibile l’esistenza di un mondo materiale, relazionale e conoscibile. Non sto cercando un fondamento assoluto ma la differenza minima e neanche un primo elemento ma la possibilità stessa della determinazione del tutto.
Per quello che è il Dio abramitico, la sua fonte principale di verità è la rivelazione, non l’empiricità o il calcolo, sempre limitati dalle capacità umane; quindi, si non può parlare di esistenza di Dio ma solo di essenza di Dio, per come le proposizioni affermative di senso compiuto lo presentano. Esistono due concezioni popolari e oggetto di discussione di Dio nel campo metafisico: il nume tutelare di un archetipo umano o di un fenomeno naturale e l’Essenza perfetta, unica e illimitata.
Con la dimostrazione a priori dell’esistenza di Dio si parte dal particolare per andare nel generale, dalla definizione per arrivare alla sua validità: un’esistenza è imperfetta sempre e solo relativamente a un’altra ma non imperfetta di per sé, essendo è e non Imperfetta rispetto a è. Quindi la perfezione è coincidente con l’esistenza come sua prima qualità e la qualità necessaria per avere tutte le qualità. L’essenza perfetta è esistente; essendo perfetta è unica e illimitata. L’unicità è una qualità da assumere per evitare la possibilità di comparazione con altre esistenze imperfette, dipendenza da altre realtà pensabili ed evitare l’idea di Dio come combinazione di impressioni o idee preesistenti. L’illimitato è da assumere come sinonimo di qualità perfetta della possibilità. La perfezione è esistenza e l’esistenza è prima perfezione come frase è un ragionamento circolare. L’esistenza di una Essenza perfetta, unica e illimitata non è neanche necessariamente causa di una realtà imperfetta, divisa e limitata. La sua esistenza non ci dice nulla sul mondo e io attribuisco qualità arbitrariamente.
In una dimostrazione a posteriori, partendo dal generale per andare nel particolare, una realtà formale non potrebbe essere inferiore di sostanza alla realtà nella mente. Quindi non posso essere l’artefice di una realtà oggettivata infinita e perfetta ma questa risponde solo a una realtà formale con questi attributi. Si assume in questa dimostrazione, inoltre, che la causa debba essere maggiore in potenza e realtà dell’effetto, quando si potrebbe assumere che sia di potenza e realtà uguale in assenza di altre prove. Come ci si potrebbe immaginare la selezione naturale, il progresso tecnologico o la trasmissione delle idee se gli effetti non avessero maggiore peso sulla realtà delle cause? Invece di trovare la causa ultima, noi possiamo solo approssimare, selezionando la catena con elementi tra loro il più costanti e coerenti possibili. Se non si vuole ammettere l’inesistenza di Dio, si può argomentare a favore di un forte agnosticismo in assenza di prove o ragionamenti esenti da sillogismi o forzature.
C’è un problema ad argomentare l’Ordine (o Dio come sinonimo di ordinatore del Disegno Intelligente) come inizio di tutto e quel problema parte dalla nostra epistemologia, o capacità di conoscere. Si può solidamente assumere che la struttura minima dell’esperienza non sia già un mondo ordinato ma una differenziazione primitiva tra presenza e assenza, identificabile simbolicamente come una coppia minimale: 1 (l’io e la mia coscienza) e 0 (il sonno e la morte). In questa prospettiva, ciò che chiamiamo “ordine” non è un dato originario della realtà ma una costruzione successiva che emerge dalla ripetizione e stabilizzazione di differenze a partire da questo livello minimo.
Il mondo non sarebbe quindi dato come struttura ordinata originaria ma come processo di organizzazione di differenze a partire da una base non strutturata in senso assoluto, cioè non già articolata in oggetti stabili. La natura, intesa come insieme dei processi reali indipendenti dalla loro organizzazione concettuale, può essere descritta non come ordine originario ma come produzione continua di differenze non simmetriche, cioè di Disparità. In questo senso, la Disparità non è un “difetto” rispetto a un ordine ideale ma la condizione stessa della possibilità di qualunque struttura stabile. L’ordine non precede la disparità ma emerge come sua stabilizzazione sempre parziale.
Questo non vuol dire allora che la matematica (ad esempio il codice 01 e le sue combinazioni) sia la base della natura: la matematica è solo una forma di compressione simbolica delle regolarità che emergono all’interno della natura. Ciò che chiamiamo “dato” non è un elemento primigenio ma il risultato di una precedente operazione di selezione e stabilizzazione operata all’interno del pensiero e del linguaggio. Ne segue che la natura non può essere ridotta a un insieme di dati, così come non può essere ricostruita a partire da essi: i dati sono solo una proiezione parziale e già organizzata di un più ampio processo precedente. Posso avere cognizione di essere e non essere senza alcun tipo di percezione esterna e insegnamento, ma 0 e 1 mi devono essere insegnati e io devo sapere esprimerli.
La filosofia moderna può essere letta come una serie di diversi tentativi di chiarire questo rapporto tra esperienza e strutture concettuali: va trattata come un mappamondo e non una prescrizione.
Kant, cardine illuminista, rappresenta un primo punto di svolta decisivo, rispetto all’intuitivismo di Cartesio e all’empirismo di David Hume. Egli sosteneva che la conoscenza non deriva né solo dai sensi né solo dall’intelletto ma dalla loro sintesi. Senza i dati sensibili, i concetti puri resterebbero vuoti; senza le categorie dell’intelletto, i dati sensibili resterebbero caotici e non organizzati. In questa struttura, la realtà che conosciamo è sempre fenomenica, cioè già mediata dalle forme della nostra esperienza. Il Noumeno, la cosa in sé, rimane invece come limite della conoscenza: non è un oggetto conoscibile ma la designazione di ciò che non può essere ridotto alle nostre categorie pregresse.
Hegel si sentì di dover criticare questa impostazione, ritenendo instabile la separazione tra fenomeno e noumeno. Per lui, ciò che Kant considera “oltre” la conoscenza non è un oggetto realmente distinto ma un prodotto dell’astrazione. La realtà non è divisa tra due livelli separati, è un processo unico in cui pensiero ed essere coincidono nello sviluppo dello Spirito. La coscienza attraversa momenti progressivi — dalla certezza sensibile all’intelletto — fino a riconoscere che il reale è un tutto dinamico, in cui le opposizioni non sono assolute ma interne al processo stesso. In questa prospettiva, la verità non è immediata, si sviluppa come totalità che include anche le proprie contraddizioni.
Marx ed Engels ripresero e rovesciarono la metafisica tedesca. La realtà è materiale, storica e contradditoria. Ciò che Hegel interpreta come progresso dello Spirito viene reinterpretato come sviluppo delle relazioni materiali, economiche e sociali. La coscienza non è il fondamento della realtà ma il suo prodotto storico. Le idee, le forme di pensiero e le rappresentazioni non sono autonome, ma dipendono da rapporti materiali concreti. In questo senso, il rapporto tra Soggetto e Mondo viene spostato: non è il pensiero a costituire il reale ma sono storia e materia a costituire il pensiero.
Il pensiero materialista dialettico argomenta come le contraddizioni interne siano inerenti a tutte le cose e come la lotta tra questi opposti costituisca il contenuto del processo di sviluppo; l’opposto di base è il nulla non è. La condizione per la conoscenza di tutti i processi del mondo nel loro movimento e sviluppo spontaneo e nella vita reale è la conoscenza di essi come unità di opposti. Lo sviluppo è la “lotta” degli opposti che da sola fornisce la chiave del “movimento spontaneo” di tutto ciò che esiste; fornisce la chiave dei “salti”, della “rottura della continuità”, della “trasformazione nell’opposto”, della distruzione del vecchio e dell’emergere del nuovo materiale, sociale, politico e culturale.
L’unità degli opposti è condizionata, temporanea, transitoria, relativa. La lotta tra opposti reciprocamente esclusivi è assoluta, così come lo sviluppo e il movimento sono assoluti. Ogni quiete ed equilibrio sono relativi. Siamo dunque tornati al punto di vista dei grandi fondatori della filosofia greca, all’idea che tutta la natura, dal più piccolo elemento al più grande, dai granelli di sabbia alle stelle, dalle cellule agli uomini, abbia la sua esistenza in un eterno divenire e dissolversi, in un flusso incessante, in un moto e cambiamento senza sosta, oggi al vaglio della verifica sperimentale.
La materia è impensabile senza movimento. Se la materia ci si presenta come qualcosa di dato, increabile e indistruttibile, ne consegue che anche il movimento è tale. Si può riprendere marxianamente Eraclito con la sua espressione “il Mondo, il tutto in uno, non è stato creato da alcun dio o uomo ma è stato, è e sarà sempre una fiamma viva, che si accende e si spegne sistematicamente”. La vita e la coscienza sono la massima espressione dialettica, materia che influenza idea che poi idea che influenza la materia. La dialettica marxista, oltre alla lotta e sintesi tra opposti introduce il concetto della negazione della negazione, cioè che ogni fenomeno ha in sé i semi per la propria cancellazione parziale e, dopo un’altra negazione, della sua cancellazione totale.
Il neopositivismo berlinese e viennese (pur se antimarxista per gran parte della sua storia filosofica) introduce un ulteriore cambiamento di prospettiva, riportando l’attenzione sulla struttura del linguaggio e sulla verificabilità delle proposizioni. Le affermazioni non riducibili alla verifica sperimentale vengono considerate prive di significato cognitivo, o comunque non scientificamente significative. In questa nuova prospettiva, molte questioni della metafisica tradizionale vengono reinterpretate non come vere o false ma come mal poste, cioè formulate in un linguaggio che eccede i criteri di significato scientifici e fuori dalla possibilità di dimostrabilità e falsificabilità.
Nel meccanicismo cartesiano la materia è concepita come estesa e divisibile, governata da leggi di tipo geometrico e da interazioni di tipo meccanico. Il movimento viene spiegato attraverso l’inerzia e il contatto tra parti materiali, dando luogo al modello dei vortici che tenta di rendere conto della formazione dei fenomeni naturali in termini puramente estesi e deterministici. Questo quadro venne presto superato dalla fisica galileiana e newtoniana, introducendo una descrizione matematica che separa la spiegazione fisica dalla necessità di meccanismi puramente contigui. L’idea di vuoto, inizialmente rifiutata da Cartesio, venne confermata empiricamente da Evangelista Torricelli ma poi reinterpretata dalla fisica moderna attraverso fenomeni legati alle fluttuazioni quantistiche.
Nella fisica delle particelle, ciò che chiamiamo “materia” non appare come sostanza semplice ma come insieme di relazioni tra entità fondamentali. I quark interagiscono tramite i gluoni che mediano la forza forte, mentre i fotoni mediano l’interazione elettromagnetica. In questo senso, le proprietà della materia non sono indipendenti dalle relazioni che la costituiscono ma emergono da esse. Anche la massa può essere descritta, in parte, come risultato di interazioni e dinamiche energetiche.
La relatività generale e la meccanica quantistica sono due teorie ancora non completamente unificate: da un lato la gravità come curvatura dello spazio-tempo, dall’altro le interazioni quantistiche tra particelle elementari. La ricerca una particella mediatrice senza massa che comporrebbe le onde gravitazionali einsteniane rinominato gravitone nasce da questa tensione tra descrizioni differenti ma entrambe efficaci nei rispettivi domini. La nuova fisica novecentesca incontrò molti ostacoli promozionali in URSS, soprattutto per la sua conferma dell’ipotesi cosmogenica del Big Bang come “inizio dell’Universo” mentre appunto la dialettica marxista porta avanti i concetti di universo senza inizio e senza fine e di spazio e tempo come fissi (mentre la relatività li “idealizzerebbe”); la Chiesa Cattolica adottò il Big Bang come spiegazione “razionale” della genesi biblica. La teoria della relatività venne successivamente accettata e regolarmente insegnata in Unione Sovietica, grazie al lavoro di Vladimir Fock, Lev Landau e Mikhail Erasmovič Omelyanovsky.
Nella successione tra meccanica classica, relatività e letture materialiste della fisica si può osservare non solo un allargamento del bagaglio conoscitivo ma anche una progressiva trasformazione del modo in cui vengono pensate le categorie fondamentali della realtà.
Nel quadro newtoniano spazio e tempo costituiscono due assoluti distinti, indipendenti dal contenuto dei fenomeni e dal punto di vista dell’osservatore. La struttura del mondo è qui pensata come un insieme di elementi collocati in un contenitore invariabile, dove le relazioni tra oggetti si svolgono senza modificare il quadro stesso della loro possibilità.
Emmy Noether nel 1918 dimostrò che leggi della fisica sono le stesse oggi, ieri o domani; da questa omogeneità temporale deriva la conservazione dell’energia; che le leggi non cambiano se ci spostiamo da un luogo a un altro; da questa omogeneità spaziale deriva la conservazione della quantità di moto; che le regole della fisica non cambiano a seconda dell’orientamento dell’osservatore; da questa isotropia deriva la conservazione del momento angolare. Quarant’anni dopo, Tsung-Dao Lee e Chen Ning Yang ipotizzarono la non simmetria di una legge naturale rispetto a un’inversione spaziale. Questo significa che un processo fisico e la sua immagine allo specchio non sono perfettamente equivalenti e l’universo distingue la destra dalla sinistra. Nel 1957 la fisica Wu Jianxiong dimostrò l’ipotesi tramite il decadimento beta del Cobalto-60 polarizzato. Il principio riguarda esclusivamente i decadimenti radioattivi (forza nucleare debole), mentre le forze elettromagnetica, nucleare forte e gravitazionale conservano invece la simmetria di parità.
Seguendo il ragionamento di Omelyanovsky, con Einstein e Lorentz si reinterpretano spazio e tempo come una struttura relazionale. Lo spaziotempo non è più uno sfondo neutro ma una rete di rapporti tra eventi, nella quale le distinzioni tra le due componenti dipendono dalle condizioni del moto e perdono il loro carattere assoluto e invece diventano sintetiche. Ciò che permane non è una sostanza sottostante ma una invarianza relazionale, l’intervallo spazio-temporale che definisce le condizioni minime della descrizione fisica. La realtà non appare più come un insieme di elementi situati in uno spazio dato, invece si riconcettualizza in un sistema di relazioni interne che costituiscono il mondo.
Per una sintesi tra materialismo dialettico e minimalismo ontologico cito Amedeo Bordiga come uno degli esponenti comunisti che più si sono concentrati nella disamina filosofica della fisica post newtoniana: Bordiga rifiutava le interpretazioni soggettivistiche e idealistiche della meccanica quantistica, respingendo l’idea che l’atto di misurazione o “l’osservatore” determinassero ontologicamente la realtà, criticando concetti come l’indeterminismo e l’abbandono del rapporto di causa-effetto, mentre invece si schierava con Einstein, Schrödinger e de Broglie per mantenere una visione deterministica, oggettiva e unitaria. Per Bordiga non esisteva un dualismo tra materia ed energia o tra soggetto e oggetto, che avrebbe ricordato il cartesianesimo apologetico della religione.
La maggior parte dei fisici odierni non interpreta più il principio d’indeterminazione in modo metafisico, lo considera come semplice impossibilità di conoscere allo stesso tempo posizione e quantità di moto delle particelle nell’ambito di un sistema comunque ritenuto del tutto deterministico. Ciò che rimane stabile nella ricerca del sapere non è una sostanza ultima o un principio creatore ma le condizioni minime che rendono possibile una descrizione del mondo: differenze, relazioni e invarianti. La fisica non fornisce un fondamento metafisico dell’essere ma delimita indirettamente ciò che non può essere eliminato senza dissolvere la possibilità stessa di un mondo descrivibile.
È in questo spazio residuo della conoscenza che si può introdurre una distinzione filosofica tra ciò che chiamerei Mondo e ciò che penserei come Flusso. Il Mondo è la realtà composta da forme, contenuti e conoscenze che assume direzione, struttura, separazione e identità in modo descrivibile, misurabile e sperimentabile. Il Flusso, al contrario, non è una sostanza alternativa o un ente nascosto al Mondo, né ontologicamente né empiricamente; è la condizione o nozione limite opposta alla stabilizzazione delle forme, la sua negazione logica. Si tratta della realtà indifferenziata, non direzionale e illimitata che si articola sempre di più come Mondo. La realtà non è né puro ordine né puro caos ma il continuo passaggio tra questi due poli, dove ogni forma stabilita si costituisce come temporanea fissazione di un processo che non si lascia mai ridurre totalmente a struttura.
Va infine affrontato il concetto di simulazione della realtà come penultimo grande assolutismo ontologico. Se noi fossimo trasportati nella “vera realtà”, come nel film Matrix, allora dovremmo chiederci se non sia a sua volta una simulazione e così via, senza mai trovare una risposta definitiva. Il Matrix non si potrà mai dimostrare a posteriori e si può dimostrare a priori solo prendendo sul serio un film, quando la soluzione più semplice al quesito sull’origine della sofferenza è perché probabilmente questa deriva dalle nostre condizioni materiali il cui miglioramento post poniamo.
Se il principio del Mondo può essere descritto come dispari, allora non serve assumere la coscienza come fondamento dell’ordine, poiché la coscienza stessa può essere compresa come una forma di stabilizzazione interna a questo campo di differenze. L’ordine così non è imposto da un soggetto esterno a questo piano del reale ma emerge come configurazione relativamente stabile all’interno del processo stesso della realtà in trasformazione. La coscienza è una delle modalità (la più sviluppata al momento) attraverso cui l’ordine viene selezionato e mantenuto a partire dalla disparità di base.
L’ipotesi di una Grande Intelligenza come principio organizzatore della realtà introduce un’ulteriore difficoltà: in ogni sistema prodotto da intelligenze finite o fallibili, la complessità tende a generare errori, instabilità o incoerenze locali indipendentemente da quanto tempo passa dall’inizio della ipotetica simulazione. Ci si potrebbe aspettare che un universo progettato presenti discontinuità riconoscibili o imperfezioni strutturali. La scienza al contrario mostra un mondo caratterizzato da regolarità stabili e coerenti, descrivibili attraverso leggi fisiche costanti. Le anomalie non assumono la forma di errori del sistema, piuttosto sono i limiti progressivi delle nostre teorie che vengono corrette o estese senza che venga meno la coerenza complessiva del quadro naturale.
Se si identificasse una tale Intelligenza con un principio perfetto, coerente e privo di errori, si arriverebbe a una situazione in cui l’ipotesi del progetto diventa indistinguibile da quella di un ordine necessario del reale. La distinzione tra un universo progettato e un universo strutturalmente coerente con sé stesso perderebbe capacità esplicativa, poiché entrambe le ipotesi descriverebbero lo stesso fenomeno senza criteri empirici per distinguerle. L’idea di una progettazione intenzionale è superfluamente ontologica per spiegare la stabilità delle leggi fisiche osservate. La coerenza del Mondo non richiede l’assunzione di un progettista perfetto e inerrabile, poiché può essere descritta tranquillamente come proprietà emergente o intrinseca del sistema stesso.
L’ipotesi più supportata riguardante l’inizio dell’Universo si basa sulla “Singolarità” in cui si concentravano quarks e legami in un tempo infinitesimale detto “di Planck” ma prima di tutto questo non si può sapere “cosa ci fosse prima”, perché la scienza può solo analizzare i rapporti tra materia ed energia, oltre che assumere elementi semplici non divisibili. Oggi sappiamo meglio che l’Universo “non si espande” in un vuoto come una chiazza si espande su una tovaglia bianca ma tutti i suoi elementi si allontanano tra loro grazie all’energia oscura, non misurabile ma percettibile dai suoi effetti (il 69% dell’Universo), quindi non esiste il “bordo”. Ricordo come, secondo la più recente comprensione scientifica, tutta la materia oggi presente nell’universo sia una manciata di polvere sopravvissuta al grande annientamento con l’antimateria. Nulla esisterebbe senza la Disparità.
Edward Tryon ha ipotizzato che l’universo possa essere frutto di una fluttuazione quantistica. Poiché l’energia totale del cosmo è teoreticamente zero – l’energia positiva della materia (misurabile o meno) è controbilanciata dall’energia negativa che tiene insieme tutto attraverso la gravità – l’universo non viola la legge di conservazione dell’energia. L’energia oscura accelera l’espansione dello stesso, fino a quando tutta la materia non sarà così distante tra sé stessa da non permettere più nessun cambiamento e nessuna energia potrà più essere trasmessa; questa è l’ipotesi del Big Rip.
Ma perché questo deve essere il singolo Universo con un inizio e una fine? La Natura finora osservata mostra una forte tendenza alla ripetizione di strutture, processi e configurazioni. Ci sono quantità innumerabili di galassie, stelle e pianeti. Nel Sistema Solare, le condizioni base per la vita semplice non si trovano solo sulla Terra ma anche su Marte, le lune dei giganti gassosi e forse anche il declassato Plutone. Specie animali di classi diverse si evolvono in forme adatte agli stessi ambienti (squali, ittiosauri e delfini separati da centinaia di milioni danni). Questi esempi rendono meno intuitiva l’idea che la realtà debba esaurirsi in eventi irripetibili. Cosa dice la fisica più recente?
Henry Tye – estimato Professore di Fisica all’Università di Cornell – ha calcolato che l’universo potrebbe arrivare alla sua età finale a 33 miliardi di anni (notizia di fine 2025). Utilizzando dati recentemente pubblicati dai principali osservatori di energia oscura, ha concluso che il cosmo continuerà ad espandersi per circa altri undici miliardi di anni prima di raggiungere la sua massima dimensione, dopodiché inizierà a contrarsi, collassando in un unico punto, come un elastico teso che ritorna alla sua forma originale. Tye è giunto a questa conclusione aggiornando il modello consolidato basato sulla “costante cosmologica”. Negli ultimi vent’ anni si è creduto che fosse positiva e che l’universo si sarebbe espanso all’infinito fino a rendere qualsiasi trasformazione impossibile.
I nuovi dati sembrano indicare che la costante cosmologica sia negativa e che l’universo finirà con un Big Crunch. Una prova proviene da nuove scoperte pubblicate quest’anno dal Dark Energy Survey in Cile e dal Dark Energy Spectroscopic Instrument in Arizona. Tye ha notato che i risultati di questi osservatori situati in emisferi opposti sono in accordo tra loro. Il loro obiettivo era verificare se l’energia oscura fosse una proprietà costante dello spazio ma i dati suggeriscono invece che l’universo potrebbe essere governato da un conflitto tra costanti cosmologiche. Tye e i suoi collaboratori hanno proposto una particella ipotetica con massa estremamente bassa che nelle prime fasi della storia cosmica si sarebbe comportata come una costante cosmologica ma nel tempo i suoi effetti sarebbero cambiati. Questa correzione si adatta alle ultime osservazioni. In termini filosofici, questo è compatibile con una visione di opposti che si scontrano e si sintetizzano, ancora e ancora.
Anche se Tye ha dichiarato di essere rasserenato dalla mortalità dell’Universo, è molto probabile che lo stato di super-densità in cui si ritroverebbe questo stesso verso la sua fine possa potenzialmente innescare un nuovo Big Bang, o “Big Bounce”, dando inizio a un nuovo ciclo universale. Il Flusso ritorna a essere tale solo tramite una Singolarità monadica. Se si volesse speculare, il prossimo universo potrebbe svolgersi completamente nello stesso modo in cui si è svolto questo e rileggerai le stesse frasi. Oppure sarà un universo di sola energia. Oppure vivrai una vita diversa, forse migliore, forse peggiore. Un eterno tiro di dadi, dove la vita ha valore solo tramite le relazioni umane.
Filosoficamente, il Big Rip sarebbe il compimento estremo della differenziazione del Mondo. L’ordine al suo massimo grado di analiticità e frammentazione cesserebbe di essere capace di generare nuove sintesi. La realtà diverrebbe una moltitudine di elementi isolati, incapaci di costruire forme, contenuti e relazioni. Se il Big Crunch è l’assorbimento delle differenze nell’unità, il Big Rip è la loro dispersione assoluta. Nel primo caso il Mondo scompare perché tutto torna uno, nel secondo perché nulla rimane unito. Rimarrebbe aperta la questione filosofica fondamentale: perché considerare questo cosmo osservabile come l’unica configurazione possibile dell’essere? Se si può essere scettici su qualsiasi affermazione che pretende di possedere la verità sui fini ultimi, le destinazioni definitive, gli stati di perfezione e terminali, il Big Rip rientra nello stesso livello di scrutinio.
La possibilità dell’esistenza di relazioni, forme e trasformazioni sembra presupporre una differenza originaria. La “disparità” non indica una proprietà matematica della materia ma il fatto che la realtà non si presenti come una perfetta identità con sé stessa. Ogni ordine emerge infatti da una tensione tra elementi distinguibili e accumulativi e non da una totale equivalenza delle sue parti. La disparità va intesa come la condizione ontologica minima della differenza. Se la realtà fosse perfettamente identica a sé stessa, nessuna relazione, forma o trasformazione sarebbe possibile.
Una posizione materialista dialettica minimamente ontologica consiste nel riconoscere questa struttura senza che sia un principio ultimo: il Reale non è né ordine compiuto né caos puro ma Processo di differenziazione e stabilizzazione senza fondamento definitivo. Ogni tentativo di assolutizzare i due poli finisce per far perdere la relazione tra noi, il verificabile e il tutto.
Usando un’espressione più poetica, potrei dire: La Realtà è dispari nel suo fondamento, sintetica nella sua trasformazione e razionale nella sua descrizione.
Così come abbiamo scartato tutti i precedenti superflui ontologici, allo stesso modo ci si può interrogare sull’idea di punizione eterna all’interno delle religioni abramitiche. Se si interpreta Dio secondo categorie morali umane, l’Inferno appare difficilmente conciliabile con una bontà assoluta, poiché introduce una forma di punizione sproporzionata o irreversibile rispetto ad azioni finite, per quanto esecrabili esse siano. In questo caso, o si modifica il concetto di Dio o il concetto di Inferno, rendendo instabile la coerenza interna del sistema morale. L’Inferno non avrebbe senso neanche come creazione personale di una Intelligenza inferiore che va contro Dio, perché (il Diavolo) premierebbe i peccatori invece di punirli se vanno contro i comandamenti della sua nemesi celeste.
Una possibile risposta teologica è interpretare l’Inferno non come punizione imposta ma come conseguenza dello stato dell’individuo rifiutante Dio. In questa prospettiva, l’Inferno non sarebbe più una punizione esterna ma la descrizione di uno stato di separazione o disallineamento rispetto a un principio assoluto. Ma se così fosse, esso diventerebbe assimilabile a una condizione esistenziale interna all’esperienza umana stessa priva di base morale. Soffriamo già adesso in questa vita e aggiungere altra sofferenza dopo la morte sembra un esercizio mentale di autolesionismo metafisico superfluo. Riprendendo l’opera teatrale Aspettando Godot, “L’Inferno sono [già] gli altri.”
All’estremo opposto, l’idea di un Paradiso immutabile e privo di cambiamento dove si è sempre felici e risolti solleva una difficoltà simmetrica: una condizione completamente statica rischia di essere concepibile come assenza di differenza e quindi come sospensione dell’esperienza stessa. Da questo punto di vista, le nozioni di Paradiso e Inferno sembrano oscillare tra due interpretazioni: descrizioni morali e narrative, oppure modelli simbolici di condizioni esistenziali. In entrambi i casi, la loro funzione esplicativa non richiede necessariamente l’assunzione di un sistema di punizione trascendente ma può essere reinterpretata come rappresentazione di modalità dell’esperienza umana.
Per concludere, ricordo Philipp Mainlander (1841-1876) un filosofo oggi quasi dimenticato ma che merita un posto speciale alla fine di questo viaggio tra metafisico e fisico. Prima del molteplice, per lui c’era il Vorweltliche, l’unità cosmica oltre ogni determinazione e la finita mente umana può usare solo la parola Übersein, l’Essere Oltre. Dio è perfetto, unico e illimitato ma infelice, l’Essere è una maledizione. Allora a un Dio così rimane solo la Libertà, qualità ancor più grande della stessa Esistenza; Dio così si annichilisce. Ma il suo annientamento è impossibilitato dalla sua stessa onnipotenza e così tutto viene creato dal suo sacrifico. Noi siamo ciò che rimane del suo sangue e della sua carne, una transustanziazione cosmica invertita, dove cambia la forma ma non la sostanza.
“Dio è morto e la sua morte fu la vita del mondo” Annunciò Philipp, prima che Nietzsche dicesse che noi abbiamo ucciso Dio, poi si suicidò.
Voi però non fatelo, vivete la vita portandovi a tracolla il minimo ontologico.
Siate la Differenza. Fate la Differenza.
Approfondimenti:
Cartesio, Il Mondo, varie edizioni.
Cartesio, Meditazioni Filosofiche, varie edizioni.
Cartesio, Principi di Filosofia, varie edizioni.
David Hume, Trattato sulla Natura Umana, varie edizioni.
David Hume, Ricerca sull’Intelletto Umano, varie edizioni.
Immanuel Kant, Prolegomena a ogni futura metafisica che aspira a diventare scienza, varie edizioni.
Baruch Spinoza, Etica. Dimostrata con ordine geometrico, varie edizioni.
Claudio Cesa, Guida ad Hegel, Laterza, 2021.
Vladimir Lenin, Materialismo ed Empirocriticismo, edito da Felice Platone, Pgreco, 2021.
TheFinnishBolshevik, Storia della filosofia in URSS: meccanicismo contro dialettica (1920), su MLTheory, 9/10/22, traducibile in italiano con il programma Google, https://mltheory.wordpress.com/2022/10/09/history-of-philosophy-in-the-ussr-mechanism-vs-dialectics-1920s/
Vladimir Lenin, Socialismo e Religione, 1905, su Marxists Internet Archive, traducibile in italiano con il programma Google, https://www.marxists.org/archive/lenin/works/1905/dec/03.htm
Alexander Spirkin, La Materia come sostanza di tutto ciò che esiste, su Marxists Internet Archive, traducibile in italiano con il programma Google, https://www.marxists.org/reference/archive/spirkin/works/dialectical-materialism/ch02-s02.html
Moritz Schlick, Forma e Contenuto, introduzione di Paolo Parrini, Bollati Boringhieri, 1987.
Emmy Noether: la matematica che ha cambiato la fisica, su Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti, 24/02/2025.
Gianluca Gaburro, Wu Jianxiong e la violazione della parità, su Aula di Scienze Zanichelli, 28/11/25.
Mikhail Erasmovič Omelyanovsky, Dialettica nella Fisica Moderna, Edizioni Progress, Mosca 1979, pp. 123-130 Ed. Ing. Estratto in italiano su MarxismoLeninismoForumFree, https://marxismo-leninismo.forumfree.it/?t=78402656
Per una teoria rivoluzionaria della conoscenza, su n+1, Numero doppio, 15-16, Osservazioni di Amedeo Bordiga sulla fisica quantistica dei suoi tempi, direttore Diego Gabbuti, giugno-settembre 2004, disponibile su internet su arteideologia.
Relatività, determinismo e concezione “monistica” del mondo, sul sito n+1, https://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/18/relativita_determinismo.htm
Intervista ad Antonio Riotto sulle fluttazioni quantistiche come base del Big Bang, su Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, 11 dicembre 2025, https://www.infn.it/intervista-ad-antonio-riotto/
Kate Blackwood, I fisici: Dopo 33 miliardi di anni, l’Universo finirà in un Big Crunch, su Cornell Chronicle, 01/10/2025, https://news.cornell.edu/stories/2025/10/physicist-after-33-billon-years-universe-will-end-big-crunch
Philipp Mainlander, Filosofia della Redenzione, Episteme, 2025.
Giacomo Alessandrini, Uccisore di Dio per amore di Dio. Philipp Mainländer, il cavaliere dell’estinzione, su Pangea, Rivista avventuriera di cultura e idee, 18/09/24, https://www.pangea.news/philipp-mainlander-filosofia/
