novatore

Di Ivan Branco

La Vita

È praticamente una moda, oggi, quella di abbattere statue, divinità, idee e morali; e lo è in modo preponderante e quasi istituzionalizzato da almeno gli anni ’60. Si può quasi dire che è più scandaloso, rivoluzionario e iconoclasta avere ancora un ideale da seguire, un codice da rispettare, una fede da mantenere! Ma bada bada! Non escludiamo nulla, certo, ma evitiamo anche di cadere nelle vecchie fosse con la speranza – oh, piccola e gracile! – di rinascere. Se tutti uccidono Dio, perché lo fanno? Per cosa lo fanno? Distruttori e creatori, di cosa? Siamo davvero sicuri che lo siano?

Ma qui non parlerò io, non è lo spazio che mi sono concesso per poterlo fare; ma un altro Io, lo farà; ma prima di infiammare le pagine, riscaldiamo per bene la brace: Arcola, La Spezia, il 12 maggio 1890 nacque in una modesta famiglia di contadini Abele Ricieri Ferrari. Fin da giovine dimostra un carattere refrattario all’autorità: stufo della rigida disciplina scolastica, abbandona presto la scuola e inizia il lavoro nei campi insieme al padre. Ma è durante la sua “seconda gioventù” che il suo spirito si affina e le sue azioni si fanno più dinamitarde: grazie alla sua sensibilità e volontà di elevazione intellettuale e spirituale, nel 1908 aderisce all’anarchismo dopo svariate letture e riflessioni; negli anni a seguire varie vicende da ribelle e solitario (come i guai con la legge per vandalismo e false accuse o la diserzione durante il primo conflitto mondiale e la condanna a morte da parte del tribunale militare) lo porteranno alla clandestinità. Essa durerà solo fino al maggio del ’19, anno in cui parteciperà al sollevamento popolare di La Spezia*, ma già il 30 del mese dopo viene arrestato e condannato a 10 anni (dei quali sconterà solo qualche mese per via di un’amnistia generale). Queste vicende, però, non saranno utili unicamente alla sua esperienza di insurrezionale e ribelle: dopo gli accadimenti sopra descritti, Novatore, insieme a una rete insurrezionale anarchica e sindacalista, tenterà persino di assaltare delle caserme e il porto di La Spezia nel 1920. Tutti questi tentativi, però, porteranno a ben pochi risultati, e ciò farà scaturire in Novatore una persistente e decisa sfiducia nell’organizzazione sindacale, nelle sollevazioni di popolo e nell’uomo stesso. Ad esempio, scrive proprio in questa sua raccolta di scritti intitolata “Scritti Nichilisti o dell’Individualismo” che: “[…]Mi dico nichilista solo perché so che nichilismo vuol dire negazione! Negazione di ogni società, di ogni culto, di ogni regola e di ogni religione. Ma non agogno al Nirvana come non anelo al pessimismo disperato ed impotente[…]. Il mio è un pessimismo entusiasta e dionisiaco come le fiamme che incendiano la mia esuberanza vitale, che irride a qualsiasi prigione teoretica, scientifica e morale. E se mi dico anarchico individualista, iconoclasta e nichilista, è appunto perché credo che in questi aggettivi siavi l’espressione massima e completa della mia volitiva e scapigliata individualità, che, come un fiume straripante, vuole espandersi impetuosamente travolgendo argini e siepi, fintanto che, urtando in un granitico masso, s’infrange e si disperda a sua volta. Io non rinnego la vita. La sublimo e la canto.”

Da questa furibonda, infuocata, vorticosa e coscientissima descrizione che Novatore da di sé già nelle prime pagine dello scritto sopracitato, possiamo intendere tanto meglio sia il suo carattere e spirito, e sia anche la tensione-ideale che lo smuove tanto all’interno quanto all’esterno di sé. Tornando alla biografia, il Nostro non fu solo un dinamitardo nella e dell’azione, non fu solo un assiduo frequentatore delle scazzottate fra lo stato e la volontà rivoluzionaria: nutrì precocemente un forte interesse per pensatori e artisti che, proprio come lui, furono anime dannate, vivide e, dunque, incendiarie. Fra questi troviamo i ben noti Max Stirner, Friedrich Nietzsche, Henrik Ibsen, Arthur Schopenhauer, Georges Palante, Charles Baudelaire e Oscar Wilde. Oltre alla lettura e conoscenza di questi autori e dei loro pensieri, Novatore stesso sviluppò una propria coscienza e sensibilità artistico-filosofica che lo porterà ad affermarsi, come già accennammo prima, come anarco-individualista, egoista, iconoclasta e persino aristocratico. Di ciò ne parleremo meglio in seguito. Oltre a queste sue personali conoscenze, ebbe anche modo di cimentarsi nella vita intellettuale italiana dell’epoca, in particolare collaborando a riviste anarchiche e rivoluzionarie come “Il Libertario”, “Cronaca Libertaria”, “Iconoclasta!”, “Gli Scamiciati”, “Pagine Libertarie” e “Il Proletario”. Bisogna poi anche aggiungere la rivista fondata da lui stesso in collaborazione con Tintino Rasi*, Giovanni Governato* e altri anarchici e persino futuristi rivoluzionari, che prese il nome di “Vertice”, le cui intenzioni furono messe bene a nudo dal sottotitolo “Rivista anarchica e di pensiero” e dal motto “Forza Bellezza Audacia Violenza”.

Ma pur impegnando il suo intelletto in modo frenetico e martellante, il suo spirito volgeva sempre lo sguardo anche all’agire, al lottare: dopo la presa del potere da parte del PNF nel 1922, Novatore si mise in prima linea nella lotta antifascista, parlando del movimento e dell’ideologia in questi termini: “[…]La società borghese e plebea si sfacia fatalmente, inesorabilmente! Il fenomeno fascista ne è la prova più certa e inconfutabile. […]Il fascismo altro non è che lo spasimo convulsionario e crudele d’una società plebea, smidollata e volgare, che agonizza tragicamente affogata nel pantano dei suoi vizi e delle sue proprie menzogne. […]Ma dal fosco crepitio dei suoi lividi fuochi non sprizza neppure una sola scintilla di gagliarda spiritualità innovatrice, mentre il sangue che sparge si tramuta in vino che i precorritori del tempo raccolgono tacitamente nei calici rossi dell’odio, destinandolo come bevanda eroica per comunicare tutti i figli del dolore sociale chiamati alla crepuscolare celebrazione del vespro.” E varie sono le vicende che lo vedranno coinvolto nella lotta contro le forze fasciste e dello stato da esse appena conquistato. Ma solo uno di questi fatti marcò per sempre la sua storia – e la sua fine: il 29 novembre del 1922, tre carabinieri in borghese (il maresciallo Lupano e i carabinieri Corbella e Marchetti) entrano all’interno dell’Osteria della Salute di Teglia, nel genovese, poiché riuscirono ad individuare uno dei complici e più grandi collaboratori di Novatore di quell’epoca Sante Pollastri*. Nel momento in cui i tre carabinieri si sedettero ad un tavolo accanto a quello di Pollastri, Novatore e un altro componente del gruppo, il secondo notò subito che quei tre individui appartenevano alle forze dello stato, e così ciò che fece fu sfoderare la sua rivoltella e sparare contro i carabinieri, uccidendo Lupano, ferendo Corbella e morendo egli stesso in questo suo ultimo atto.

Il Pensiero e lo Spirito

Dopo aver dato uno sguardo alla sua tragica e ardente vita, possiamo passare all’osservazione, al tripudio e all’ascolto delle sue idee più profonde, quasi come fossero note di una sinfonia per tutti e per nessuno. E partendo proprio da questa semi-citazione, è importante ribadire chi sono quei pensatori e autori da cui Novatore trasse idee, ispirazione e forza per la sua propria visione dell’esistenza: fra i più importanti e citati (in modo più o meno diretto) ritroviamo Max Stirner e Friedrich Nietzsche.

Novatore apprezzò e ripropose più e più volte la prospettiva nichilista, vitalista, scontrosa e burlesca delle menzogne e dei simulacri da farne il punto di partenza della sua intera opera filosofica, politica e letteraria; al di là delle sue azioni, possiamo ritrovare queste idee – e con la stessa intensità di quando furono messe in atto – in ogni suo articolo e libro scritto in vita – ricordiamo, per fare degli esempi, i seguenti scritti: “Il Nichilismo”; “Il Mio Individualismo Iconoclasta”; “Verso il Nulla Creatore”; “Grido Ribelle”; “I Vagabondi dello Spirito”; “Al di Sopra delle Due Anarchie”; “Nel Regno dei Fantasmi”; “Dell’Individualismo e della Ribellione”. In questa serie di scritti, possiamo notare, al di là dei soli contenuti, anche un modo di esprimersi che ricalca moltissimo quello dei due filosofi tedeschi: uno stile travolgente, tagliente e lirico, la cui volontà di infiammare gli animi e le menti supera anche l’esigenza di una più complessa e ampia riflessione. Sempre riprendendo il pensiero dei Nostri Tedeschi, Novatore non afferma unicamente che la vita è un divenire di lotte, travolgimenti, sofferenze e tragicità; che non esistono forme statiche e deterministiche delle cose e dei soggetti; che solo e solamente l’Io può essere realmente cosciente e, dunque, che solo l’Unicità può abbracciare tutta la diversità, l’insensatezza, il caos e le sfumature dell’esistenza trasformandole nel proprio godimento, nella propria ragion d’essere e nella sua propria e sola realtà. Novatore non afferma solo tutto ciò ma, come il suo maestro Nietzsche e in contrapposizione (chi lo avrebbe mai detto!) ad altri suoi ispiratori, come Wilde e Schopenauer, Novatore affermava anche l’esistenza (e la necessità) di un’umanità plebea, spiritualmente inferiore ai dinamitardi Unici ed Egoisti, i soli che abbracciavano e lottavano veramente nella Vita e con la Vita; per Novatore l’umanità era nettamente divisa tra una vera e propria casta di iconoclasti e le masse borghesi, proletarie e reazionarie che continuavano non solo a contendersi il dominio di una società decadente e morente, ma le cui stesse idee, seppur socialmente più o meno rivoluzionarie e disgreganti, non facevano altro che riproporre il dominio di nuovi “fantasmi”, di nuove menzogne. Così si esprime chiaramente sulla questione della lotta fra la borghesia, ormai nel pieno delle sue forze, e la sempre più forte contrapposizione proletaria: “[…]Ma perché mai dunque il polso violento e febbrile di tutte le rivoluzioni si spezzò sempre liberamente, permettendo che nuovi fantasmi si ergessero ancora a dominatori sovrani? […] tutte le Rivoluzioni furono, in un modo o nell’altro, ammaestrate e i rivoluzionari furono sempre – a parte le infime minoranze, i “pazzi” – degli automi guidati da chimerici e favolosi fantasmi. Ma quale valore possono avere per me questi fantasmi? A che cosa può servire a me tutto ciò? […] in ogni forma di società vi deve essere un “sistema” sia pure, questo sistema, il migliore dei migliori: l’Uguaglianza! Ma ogni sistema “sacro” e tutto ciò che è Sacro, o divinamente o umanamente, richiede a me, Individuo, delle rinunce e delle umiliazioni. Ma v’è di più ancora. Giacché ogni forma di società, nata sui frantumi della vecchia caduta fragorosamente nel nulla, ha la convinzione di essere la sola perfetta. Ed è precisamente questo dogma della perfezione che la sospinge ad essere maggiormente reazionaria verso l’irrequieto Ribelle che non intende inchinarsi nemmeno innanzi al nuovo Dio[…].”*

E considerazioni migliori non sono assolutamente lasciate verso un altro spirito, un’altra filosofia e necessità religiosa e umana: il cristianesimo. Novatore si dichiarò più e più volte acerrimo nemico e dispregiatore del cristianesimo e di Gesù, imputando a questi l’abbassamento e il livellamento della potenza e della libertà dei singoli individui, dell’odio delle masse verso gli individui più liberi e forti e, dunque, dell’incatenamento dell’umanità nell’adorazione di principi, modi di vivere e di vedere le cose arbitrari, fossilizanti, distruttori della volontà creatrice e ferina degli uomini e, inoltre, immobilistici e conservatori socialmente. Di fatto, Novatore paragona più volte la decrepitezza e l’odio dei borghesi e persino dei proletari nei confronti di tutti i diseredati, gli anti-sociali, i pazzi, i criminali, i solitari, etc. come uno dei sintomi della bassezza e dell’odio incandescente e cieco che il cristianesimo avrebbe diffuso nell’umanità sia nelle sue visioni e idolatrie più religiose ma anche in quelle di stampo laico. Ma il nichilismo e il ribellismo di Novatore non furono un qualcosa di “fine a loro stessi”: non era il vuoto-in-sé o l’essere un bastian contrario ciò che portò Novatore verso la formulazione delle sue idee e alle tendenze della sua volontà: “[…]ch’io sono un rivoluzionario guidato solo dall’impulso immenso ed irrefrenabile della MIA libera espansione di volontà di potenza. Non è un fantasma che mi guida, ma sono io che cammino; non è il sogno chimerico di una società perfetta di universale redenzione umana, ma è il bisogno assoluto della mia potenziale affermazione innanzi alle altre potenze.”

Ed è così che, sempre ne “Il Grido Ribelle”, sintetizza ciò che per lui è Rivoluzione e verso che cosa il Nulla e la Ribellione lo spingono. Ma vi è anche da considerare un altro aspetto, ovvero quello più strettamente “sociale” dello stesso Novatore: pur scagliandosi più volte contro il “rivoluzionarismo” decadente e imborghesito del socialismo (che definisce come una delle massime espressione dei moderni fantasmi), così come lo stesso Stirner già affermava nel suo testo “L’Unico e la sua Proprietà”, il potenziale distruttivo-creativo della Rivolta e Rivoluzione sociale non è di per sé da considerare come inutile e persino corrosivo per l’Egoismo stesso e per la lotta contro le illusioni razionaliste, cristiane e borghesi. Nella lotta e nella liberazione degli impulsi distruttori, creatori e fagocitatori delle rivolte proletarie vi è una similitudine con quelli degli iconoclasti, degli artisti e dei “grandi ultimi” della società: per Novatore la lotta non è solo una bellezza in sé stessa, ma lo è anche per-la-bellezza e il riconoscimento di questi Individui come tali fra di loro; ciò che primariamente imputa alle forze socialmente-rivoluzionarie è il fatto di rimanere ancora aggrappate a sogni, parvenze e idoli ideali e fuori-da-sé, rimanendo ancora bloccati in una dimensione dell’esperire e del vedere le cose e la Vita stessa limitata/limitante e inibitrice delle enormi forze e potenzialità del corpus individuale e associato. Una volta che i movimenti socialisti e il socialismo stesso, così come tutti i movimenti socialmente-rivoluzionari capiranno che la Società, lo Stato, l’Umanità, etc. sono e saranno sempre soltanto dei mezzi per poter espandere le proprie Individualità, allora solo in quel momento la rivoluzione sociale potrà essere anche la Rivoluzione dell’Io; ma fintantoché non sarà così…si continuerà a camminare e ad avanzare da soli o con chi ha intrapreso la nostra medesima strada.

L’Astro Eterno e Luminosissimo

Come una stella cadente, anche Novatore ha viaggiato, per questa vita, ad una velocità, lucentezza e lasciando uno stupore tale e raro per cui ben poco, rispetto ad altri pensatori e agitatori della sua area intellettuale e politica (almeno qui in Italia)…ma forse è anche meglio così! Per tutti e per nessuno… Se il ricordo e la forza delle imprese, delle idee e dei sentimenti di un pensatore sono legati anche ai suoi atti da ancora vivo, non possiamo negare, allora, che ciò che di ammaliante, infuocante e distruttore da questa lettura ed esplicazione della vita e del pensiero di Novatore potrebbe derivare merita tanto di esser colto in sé e di esser lasciato fagocitare, frantumare e costruire…ma anche raccolto in modo attivo e disciplinato per esser messo nuovamente in prova più e più volte dal soggettivo pensare e sentire critico. Per questo motivo è altrettanto necessario, anche qui, evidenziare tanto i punti travolgenti e lucenti della sua filosofia, ma anche delle possibili critiche e nuove “aspirazioni”.

Novatore e il suo pensiero, sulla scia di pensatori che lo hanno preceduto, da cui ha tratto moltissima ispirazione e che abbiamo già avuto modo di citare, hanno e potrebbero continuare a dar modo di lanciare un’attenta e acuta critica e, al contempo, anche un profondo sguardo non soltanto sulle condizioni sociali, morali, filosofiche e politiche che si sono andate a creare, evolvere e divenire dall’800 fino ad oggi, ma, in particolare, è riuscito a fare qualcosa di ancor più radicale e persino necessario tanto per una nuova teorizzazione della realtà socio-politica quanto per una nuova “introspezione” e rapporto dell’uomo con sé stesso, la vita, la verità, etc.: è riuscito a evidenziare che le basi delle società, degli stati, dell’agire politico, della moralità e perfino dei bisogni più intrinseci e “naturali” dell’uomo come individuo e collettività sono frutto di forze che fanno appello a una costruzione puramente astratta, regolatrice e, se vogliamo, “antropocentrica” dei valori, dei ruoli e della condotta di vita dei soggetti; e al contempo ha anche evidenziato che, in una sorta di “dialettica vitalista”, questo impianto fittizio e “macchinale” si scontra ripetutamente (in modo più o meno cosciente) con l’agire e l’essere-nell’agire di ogni singolo umano e, in particolare, di quei cosiddetti iconoclasti che hanno semplicemente abbracciato il sentimento e la volontà (e solo dopo l’idea) dell’indeterminato, del bisogno-autentico dell’Io e dell’immane forza e sofferenza che servono per navigare, cercare, prendere e amare ciò che si vuole e si è.

E, parlando più precisamente della sua riflessione politica, anche qui è piuttosto arguta la sua argomentazione, e finanche il suo disprezzo per il socialismo dei plebei, dei borghesi e degli idolatri che vedono il socialismo come una promessa; come una visione paradisiaca e redentrice; come una mera necessità deterministica della Storia; come un processo teoricamente slegato dai dogmi e dai “falsi universalismi”, ricadendo però nuovamente in nuove astrazioni: Umanità, Uguaglianza, Pace! Così come lo stesso Stirner già diceva apertamente nella sua più famosa opera, anche Novatore lo ribadisce: finché la rivoluzione-sociale sarà vista e portata avanti col solo spirito e scopo di adempiere a qualche missione divina o meccanicistica, illudendosi di possedere la Verità e Ragione che oltrepassano la realtà contingente delle cose, allora ogni rivoluzione-sociale (e il socialismo stesso) non avranno altra fine che quella di decadere nell’irrigimentazione borghese e nell’oblio dei fantasmi.

Ma è proprio qui che si innalza un dubbio proprio sulla questione sociale e sul modo di concepirla e gestirla: se la Rivoluzione degli Unici è anzitutto una tensione e un agire portato avanti individualmente, in piccoli gruppi di associati e con lo scopo stesso di abbattere i limiti all’Unicità stessa, come poter conciliare ciò con una visione più strettamente sociale e collettiva del singolo e delle masse stesse? A questo punto potremmo fare appello tanto alle idee e proposte avanguardistiche del “socialismo aristocratico” di Sorel e a forme di anarchia/libertarismo vicine al pensiero di Pierre-Joseph Proudhon, al sindacalismo rivoluzionario italiano e all’esperienza fiumana; insomma a idee e tendenze le quali hanno provato a porre una sintesi e un superamento della questione della supremazia dell’Io e del Sociale (intesi non unicamente nel senso socio-economico del termine ma, in primis, in un senso “spirituale”).

Potremmo anche appellarci, riguardo in particolare al modo di organizzare le masse e di renderle coscienti di sé stesse, alla metodologia e alla prassi marxista-leninista e, dunque, a un “metodo rivoluzionario” strutturato che funga unicamente da arma per combattere nelle regole dialettiche del sistema stesso, senza dunque essere un fine-in-sé da dover raggiungere e migliorare progressivamente. Per concludere, un astro può brillare intensamente e affascinarci per quanto vogliamo e siamo capaci di intenderlo; ma la conquista delle stelle e di quella stessa lucentezza, oltre a dover essere, in primis, un atto-continuo del presente, necessita anche di una calcolata strategia e visione aquilina (e non solo, dunque, ampia) per poter essere presa, ingerita e generata continuamente in noi stessi e nelle nostra Opera.

Note
1) Dopo la fine del primo conflitto mondiale e l’abbassamento della qualità di vita nella società italiana e anche a causa delle pessime condizioni di lavoro, l’11 giugno del 919 le tre camere del lavoro spezzine, per la prima volta congiuntamente, indicono una manifestazione contro il carovita. Successivamente la manifestazione si trasformerà in una rivolta per via della distruzione, da parte dei grossisti, di interi carichi di frutta e verdura, i cui prezzi erano stati calmierati dall’ufficio di approvvigionamento della città.

2) Tintino Rasi è stato un giornalista, anarchico individualista, letterato e poeta futurista.

3) Giovanni Governato è stato un pittore appartenente alla cosiddetta ala di sinistra del futurismo e, più in particolare, dell’anarco-futurismo.

4) Sante Pollastri è stato un anarchico illegalista italiano.

5) Da: “Grido Ribelle”.